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ottobre 24, 2026

Tenuta Sepe: nel cuore del Salento, un nuovo modo di vivere l’ospitalità nella natura

Tenuta Sepe

Tenuta Sepe

A Ruffano, in Puglia, prende forma un progetto di ospitalità pensato per coppie e famiglie: casette in legno a tema, esperienze all’aria aperta e spazi dedicati al relax.

Nel cuore del Salento, a Ruffano, Tenuta Sepe immagina una vacanza in cui il luogo in cui si dorme diventa parte del viaggio. Il progetto prevede oltre 15 casette in legno, inserite in aree a tema e concepite per offrire modi diversi di vivere la natura, la tranquillità e il tempo trascorso insieme.

Tra le esperienze che danno forma alla Tenuta c’è la casetta nel bosco, pensata come un rifugio tra gli alberi. Materiali naturali, una veranda affacciata sul verde e la vicinanza agli animali della fattoria accompagnano un soggiorno fatto di risvegli lenti e passeggiate nella natura.

La casetta sull’albero cambia prospettiva: sollevata tra i rami, con uno spazio panoramico, richiama la curiosità e il senso di avventura. È un’esperienza capace di sorprendere i bambini e di far ritrovare agli adulti il piacere della scoperta.

Con la casetta delle stelle, invece, il protagonista diventa il cielo. Un’area dedicata all’osservazione, un telescopio e una dimora progettata per guardare verso l’alto trasformano la sera in un momento di silenzio e meraviglia. Altri temi, legati all’orto, ai fiori e ai sapori del territorio, completeranno il racconto della Tenuta.

L’idea è offrire un soggiorno adatto tanto a una coppia in cerca di quiete quanto a una famiglia che desidera condividere nuove esperienze. Accanto alle casette, il progetto comprende un bar, un ristorante, una piscina, aree relax e spazi in cui conoscere i piccoli animali della fattoria. Ci sarà così la possibilità di fermarsi a mangiare, trascorrere la giornata all’aperto e vivere la Tenuta secondo il proprio ritmo.

Tenuta Sepe nasce dal desiderio di valorizzare un’altra dimensione del Salento: quella dei paesaggi dell’entroterra, delle giornate senza fretta e dell’ospitalità che lascia spazio alla natura. A Ruffano, ogni casetta avrà una propria atmosfera. Sceglierla significherà scegliere anche il ricordo da portare a casa.

Informazioni di contatto

📧 tenutasepe@gmail.com

📞 +39 3884737738


ottobre 13, 2026

Porto Cervo Concierge: Jessica Cardinali, un unico riferimento per ogni esigenza tra Costa Smeralda e Montecarlo

Dagli eventi al concierge di lusso: esperienza sul territorio e una rete di professionisti per gestire richieste su misura, dai soggiorni ai trasferimenti in elicottero e jet privato.


Una villa in Costa Smeralda, un trasferimento in elicottero, un volo in jet privato o una richiesta particolare da organizzare durante il soggiorno. Porto Cervo Concierge nasce per offrire un unico riferimento a chi desidera affidare la gestione delle proprie esigenze a una persona che conosce il territorio e sa a chi rivolgersi.

A guidare la società è Jessica Cardinali, presente a Porto Cervo da tantissimi anni. Dopo una lunga esperienza nel settore degli eventi, ha scelto di strutturare la propria attività anche nei servizi concierge di lusso, mettendo a disposizione dei clienti competenze organizzative, conoscenza dei luoghi e relazioni consolidate.

Il cuore del servizio è la capacità di prendere in carico richieste di ogni tipologia, dalle necessità quotidiane alle organizzazioni più complesse. Ogni esigenza viene valutata personalmente per individuare la soluzione e i professionisti adatti, coordinando i diversi servizi attraverso un unico interlocutore.

La rete costruita negli anni comprende armatori, proprietari di ville, ristoratori, club esclusivi, operatori di transfer e professionisti della medicina estetica. A questi si affiancano i servizi di aviazione privata, per organizzare spostamenti in elicottero e jet privato secondo le esigenze e gli itinerari del cliente.

Dalla mobilità all’ospitalità, dalle prenotazioni alle esperienze personalizzate, fino al coordinamento di eventi e richieste particolari, Porto Cervo Concierge segue ogni fase dell’organizzazione. L’obiettivo è semplificare la vita del cliente, riducendo il tempo necessario per cercare contatti, verificare disponibilità e gestire più fornitori.

In Costa Smeralda, soprattutto durante l’alta stagione, conoscere il territorio significa anche comprenderne i ritmi e saper affrontare cambiamenti di programma e necessità dell’ultimo momento. È qui che l’esperienza di Jessica negli eventi trova una naturale continuità: ascolto, precisione e capacità di coordinamento diventano strumenti per dare forma anche alle richieste più articolate.

Porto Cervo resta la base e il cuore dell’attività, mentre durante l’inverno Jessica opera a Montecarlo, offrendo la stessa attenzione personale e un servizio costruito intorno alle esigenze della clientela.

Disponibilità 24 ore su 24 e riservatezza accompagnano l’intero rapporto, dal primo contatto fino alla conclusione del soggiorno. Il cliente può contare su una figura di riferimento che segue le richieste con discrezione, cura dei dettagli e continuità.

Con Porto Cervo Concierge, Jessica Cardinali traduce anni di esperienza e relazioni in un servizio di assistenza su misura. Un’attività pensata per accogliere esigenze diverse, anche fuori dall’ordinario, e trasformarle in un’organizzazione concreta, lasciando al cliente il tempo di vivere il proprio soggiorno.

ottobre 10, 2026

The Eye of Florence: Eight Masterpiece Guitars Inspired by Brunelleschi’s Dome to Be Unveiled in Florence

 


On October 17, 2026, Florence will become the setting for an extraordinary encounter between art, music and Renaissance heritage. The Eye of Florence, an exclusive collection of eight unique guitars created by artist and master craftsman Fabrizio Paoletti, founder of Paoletti Guitars, draws inspiration from the eight stained-glass oculi adorning Brunelleschi’s iconic Dome. The entire collection will make its debut at a private event in an exclusive location nestled in the Tuscan hills, bringing together distinguished guests from the worlds of art, culture and music, alongside senior representatives of the Cathedral of Santa Maria del Fiore.

Each guitar is dedicated to one of the great circular windows of the Dome, five metres in diameter and set fifty metres above the ground, which tell the life of Christ and Mary through the designs of the masters of the Renaissance: Nativity (Paolo Uccello), Lamentation (Andrea del Castagno), Resurrection (Paolo Uccello), Coronation of the Virgin (Donatello), Ascension (Lorenzo Ghiberti), Oration in the Garden (Lorenzo Ghiberti), Presentation of Christ at the Temple (Lorenzo Ghiberti), Annunciation (Ulisse Cambi, a tribute to Paolo Uccello).

To bring that light onto the guitar, each instrument has been covered with over five thousand tesserae of Venetian mother-of-pearl, sought out and hand-carved by Fabrizio Paoletti, across the neck, front, back and sides, reproducing every window down to the lead lines between the panes of glass. On the back, set into a reproduction of the Cathedral's marble floor, lies the heart of the collection: an authentic fragment of marble from the Duomo di Firenze, made available by the Opera di Santa Maria del Fiore and worked alongside the master restorers of the Opera. Beneath the mosaic, the chestnut wood that has always defined Paoletti's work keeps each piece a true instrument, with a concealed pickup, a hand-crafted ebony bridge and gold details in dialogue with the mother-of-pearl and the marble.

Fabrizio Paoletti's guitars have long been in the hands of artists such as Bruce Springsteen, Brian May, Johnny Depp and Mark Knopfler. Yet his work has increasingly moved beyond lutherie: his creations have been appreciated by museums of modern art, and new works dedicated to the Principality of Monaco are currently underway. The Eye of Florence, developed alongside the Opera di Santa Maria del Fiore since late 2022, is the most ambitious expression of this vision.

The collection was launched worldwide at the Art of Guitar boutique in Dubai in May 2025, and has since been presented through targeted initiatives, exclusive events and selected collaborations in a number of countries, including the United States, Canada and Japan. On October 17 it returns to the city that inspired it, where the eight guitars, never exhibited together until now, will become one single vision.


Based in Dubai and founded by Nisreen Shocair and Rick Vlemmiks, the Art of Guitar boutique unites music, craftsmanship and design in a space that recalls an art gallery, and has rapidly become a reference point in the region. Recognised among the world's top 100 musical instrument retailers according to the NAMM ranking, Art of Guitar is distinguished by its impeccable selection and the trust it has earned among international collectors and musicians.

The Words of Filippo Martini

“The Eye of Florence is a project we have followed with great care, also from a strategic and communication point of view. From the very beginning, our aim has been to give this collection the visibility and the setting it deserves, with an approach as careful and respectful as the work itself. Our whole team stands beside Fabrizio Paoletti at every stage, with deep respect for the time and sensitivity that a work of this kind requires. The unveiling in Florence marks an unprecedented moment for the world of guitar making and music. Our goal is to accompany The Eye of Florence all the way, letting the works speak for themselves, today and in the years to come.”

Filippo Martini, Managing Director, Paoletti Guitars

ottobre 05, 2026

Bijoux raddoppia a Roma: il beauty incontra il glamour a Casal Palocco

Bijoux apre il suo secondo centro a Roma, in via Zanone di Elea 42, nel cuore di Casal Palocco.


Un nuovo spazio dedicato alla cura della persona che unisce estetica avanzata, hair styling e consulenza d’immagine, con l’obiettivo di offrire un’esperienza beauty completa e sempre più personalizzata.


L’inaugurazione ha riunito pubblico e ospiti del mondo dello spettacolo, tra cui Manuela Arcuri, Nadia Rinaldi e Riccardo Mandolini, dando alla serata un tono glamour in linea con la filosofia del progetto: mettere al centro l’immagine e la valorizzazione personale.


Il nuovo centro nasce con una visione contemporanea della bellezza, in cui trattamenti estetici, capelli e stile dialogano tra loro. Accanto all’estetica avanzata, Bijoux amplia infatti la propria offerta con un vero e proprio salone dedicato ai capelli e ai servizi di parrucchiere, pensato per accompagnare la cliente in un percorso che va dalla cura alla definizione dello stile.


Per la parte haircare il centro ha scelto Ascet, linea professionale dedicata alla cura e al trattamento dei capelli, utilizzata all’interno dei diversi servizi del salone. Un elemento che rafforza l’idea di un’offerta integrata, nella quale anche il capello viene trattato come parte essenziale dell’immagine complessiva della persona.



La seconda sede introduce inoltre la collaborazione con Raffaele Crescenzo, consulente d’immagine e volto noto della televisione e della radio italiana. Il suo contributo porta nel progetto una maggiore attenzione allo stile, alla comunicazione personale e alla costruzione di

un’immagine coerente con l’identità di ogni cliente.


A guidare Bijoux è Laura Mancini, che con questa nuova apertura compie un ulteriore passo nel percorso di crescita del brand. L’obiettivo è coniugare professionalità, innovazione e attenzione alle esigenze di una clientela sempre più consapevole, alla ricerca non solo di singoli trattamenti, ma di percorsi capaci di valorizzare la persona nel suo insieme.


Dall’estetica avanzata alla cura dei capelli, dal make-up alla consulenza d’immagine, il nuovo Bijoux propone così un approccio integrato alla bellezza, intesa non soltanto come cura esteriore, ma come espressione dello stile personale.


La sede di Casal Palocco si presenta quindi come un nuovo punto di riferimento per il beauty romano, con un’offerta trasversale che unisce competenza tecnica, creatività e attenzione all’immagine.

settembre 27, 2026

Lucrezia Roggero è Splendida d’Italia Summer Tour 2026




A Praia a Mare la finale ideata e organizzata da Francesca Cecchini, con Stefania Orlando madrina e presidente di giuria, tra moda, spettacolo e un intenso momento dedicato alla violenza sulle donne

È Lucrezia Roggero, dal Piemonte, la Splendida d’Italia Summer Tour 2026. La finale del concorso, ideato e organizzato da Francesca Cecchini, si è svolta a Praia a Mare, con il patrocinio del Comune, al termine di una serata che ha unito moda, spettacolo, territorio e impegno sociale.

A condurre l’evento sono stati Serena Martinelli e Augusto Alessi, mentre Stefania Orlando, madrina della manifestazione, ha presieduto la giuria.

Accanto alla vincitrice assoluta sono stati assegnati numerosi titoli alle concorrenti provenienti da diverse regioni italiane: Eleonora Barsanti ha conquistato il titolo Sorriso TV Toscana, Luna Bruni quello di Moda Mare, Noemi InformanteSplendida Eleganza Sicilia, Alessandra Carolei Splendida Cinema Calabria, Maria Vittoria Paccapelo Splendida Charme Marche, Rebecca Luchetta Splendida Allure Calabria, Marissa Agostini Splendida Sorriso Emilia-Romagna, Ida Pedatella Splendida Moda Calabria, Matilde Lucarini Splendida Cinema Toscana, Alessandra Annis Splendida Eleganza Emilia-Romagna, Valeria Crea Splendida Moda Sicilia, Giulia Oana Iacob Splendida Eleganza Piemonte, Gaia Gamardella Ragazza Spir Marche ed Eleonora Chiantelli Splendida Moda Toscana.

Spazio anche alla categoria Kids, dai 3 ai 12 anni. Il titolo di Splendida Kids è andato a Chiara Baldisserri, 5 anni, dalle Marche. Azzurra Troero, 4 anni, dal Piemonte, è stata scelta come mascotte, mentre Marta Informante, dalla Sicilia, Sara Emili, dalle Marche, e Gloria Morgana, dalla Sicilia, hanno ricevuto il titolo di testimonial.

Una giuria tra spettacolo, territorio e professioni

A valutare le concorrenti una giuria composta da personalità provenienti dal mondo dello spettacolo, della cultura, dello sport e del territorio.

Accanto alla madrina e presidente di giuria Stefania Orlando, hanno fatto parte della commissione Jacopo Sinicropi, un rappresentante della Pro Loco di Praia a Mare, Anna Fondacaro, psicologa e vicepresidente dell’associazione Ritrovarsi, Filippo Maria Cutrupi, dirigente sportivo del Praia-Tortora Calcio, e Giuseppe Fondacaro, organizzatore di eventi e art director.

Il momento più intenso: il messaggio contro la violenza sulle donne

Uno dei passaggi più significativi della serata è stato il momento dedicato al tema del femminicidio e della violenza sulle donne, fortemente voluto all’interno del progetto da Francesca Cecchini.

Sul palco Stefania Orlando ha letto un proprio testo, introducendo la testimonianza di Ambra Calbucci, Splendida d’Italia Summer Tour 2025, che ha raccontato la propria storia personale, segnata dall’uccisione del padre mentre interveniva in difesa di una donna picchiata dal marito.

Ambra è stata accompagnata dalla madre Iwona, dalla stessa Francesca Cecchini, ideatrice e organizzatrice del concorso, e dall’attore Marcello Arnone, che ha ricevuto una prestigiosa targa.

A rendere ancora più forte il momento anche la presenza, nella coreografia, dei giocatori Under 19 del Praia-Tortora Calcio, coinvolti in un messaggio collettivo contro la violenza.

Musica, spettacolo e collaborazione con il territorio



La serata ha visto anche l’esibizione della cantante ANAIS e si è svolta con la preziosa collaborazione del Gruppo Alberghi Monaco, rappresentato sul palco da Gerardo.

L’evento ha ricevuto il patrocinio del Comune di Praia a Mare, confermando il forte legame tra il concorso e il territorio che ha ospitato la finale.

Per le vincitrici anche diversi premi messi a disposizione dai partner: un gioiello Kurshuni, un box di cosmetici Prosopika, una borsa gioiello Nissac Paris e due creazioni dell’Atelier Fontana Milano.

Con la vittoria di Lucrezia Roggero, si chiude così l’edizione 2026 di Splendida d’Italia Summer Tour, un progetto che, sotto la direzione di Francesca Cecchini, continua a unire moda e spettacolo a contenuti di sensibilizzazione sociale e valorizzazione delle partecipanti.

settembre 15, 2026

“Risorse Umane”: quando l’IA diventa un alibi

Fabio Bastianello alla presentazione veneziana di “Risorse Umane”

Fabio Bastianello presenta “Risorse Umane” a Venezia

C’è una differenza profonda tra chiedere a una macchina di elaborare dei dati e chiederle di decidere il destino di una persona

È esattamente dentro questa distanza che si muove “Risorse Umane”, il cortometraggio scritto e diretto da Fabio Bastianello.

Il film parte da una situazione che potrebbe apparire futuristica ma che, osservando la velocità con cui l’intelligenza artificiale sta entrando nei processi aziendali, sembra appartenere sempre meno alla fantascienza.

Un sistema analizza le risorse umane di un’azienda. Numeri, rendimento, assenze, comportamenti, efficienza, potenzialità.

Poi arriva la decisione: chi rimane e chi viene licenziato.

A prima vista il tema potrebbe sembrare quello, ormai molto discusso, della sostituzione dell’uomo con la macchina.

Ma Risorse Umane percorre una strada differente. La vera questione posta da Bastianello è infatti la responsabilità.

Se una decisione difficile viene affidata a un algoritmo, chi l’ha realmente presa? 

L’intelligenza artificiale che ha elaborato i dati oppure l’essere umano che ha deciso di delegarle quella responsabilità?

È qui che il film assume una dimensione sociologica.

Delegare una decisione a una tecnologia può significare ottenere maggiore efficienza, ma potrebbe anche diventare un modo per eliminare il coinvolgimento emotivo e personale nei momenti di conflitto.

Non dover guardare negli occhi una persona. Non doverle spiegare perché è stata scelta. Non dover sopportare il peso delle conseguenze.

La macchina, in questo senso, rischia di diventare non la responsabile della decisione, ma l’alibi perfetto dell’essere umano.

Fabio Bastianello con il Premio “Sguardo Contemporaneo”

È proprio questa lettura ad aver caratterizzato il progetto di Fabio Bastianello e ad aver trovato riscontro anche nel Premio Speciale “Sguardo Contemporaneo” dell’Asti Film Festival, assegnato al cortometraggio per la scelta di analizzare l’uso della tecnologia come possibile mezzo di deresponsabilizzazione emotiva.

Una riflessione che va ben oltre il mondo del lavoro. Perché lo stesso meccanismo può riguardare progressivamente molti aspetti della nostra vita: scegliere, valutare, selezionare, giudicare e, infine, attribuire a qualcun altro o a qualcosa la responsabilità delle conseguenze.

A credere nella forza di questa lettura è stato anche Giuseppe Ligotti, che ha creduto nel progetto di Fabio Bastianello e nella possibilità di affrontare attraverso il cinema un cambiamento sociale ancora prima che se ne conoscano tutte le conseguenze.

Fabio Bastianello e Giuseppe Ligotti con il Premio “Sguardo Contemporaneo”

A Venezia Mauro Sabella ha presentato Fabio Bastianello e “Risorse Umane”, introducendo un progetto che utilizza l’intelligenza artificiale per parlare, paradossalmente, soprattutto dell’essere umano.

Fabio Bastianello e Mauro Sabella con il Premio “Sguardo Contemporaneo”

Perché la domanda finale posta dal film non riguarda davvero le macchine.

Riguarda noi:

quanto siamo ancora disposti ad assumerci personalmente la responsabilità delle nostre decisioni?

Press Office a cura di NotiCaMania
settembre 11, 2026

Sabrina Cavalloni a Venezia 2026: il bianco sartoriale incontra il tulle

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Bianco assoluto, linee definite e trasparenze leggere: è sul contrasto fra rigore sartoriale e impalpabilità del tulle che si costruisce il look firmato da Sabrina Cavalloni per il red carpet del Festival di Venezia 2026. A indossarlo è la modella Manuela Testepazze, scelta per interpretare una proposta che punta a coniugare presenza scenica, essenzialità cromatica e cura della costruzione.

La stilista, pugliese di origine e formatasi a Milano, immagina il completo come un progetto di arte applicata al corpo. La silhouette è composta da una giacca bianca dalle linee nette e da una gonna in tulle nella stessa tonalità: due elementi apparentemente distanti, messi in dialogo per dare forma a un’eleganza contemporanea, precisa ma mai rigida.

Il contrasto al centro del look

La giacca definisce l’impianto del completo. Il taglio geometrico, le proporzioni misurate e il bianco luminoso ne sottolineano la componente architettonica, richiamando un’idea di tailoring pulita e riconoscibile. Non è soltanto un capo formale, ma l’elemento che dà direzione all’intera figura e ne scandisce il carattere.

Alla struttura della giacca risponde la leggerezza della gonna in tulle, pensata per accompagnare il movimento e modulare la luce. Le trasparenze sono utilizzate con delicatezza: non interrompono l’unità del look, ma aggiungono profondità a una palette volutamente monocromatica. Da vicino, il bianco rivela così sfumature, sovrapposizioni e giochi di volume che rendono più complessa una scelta solo apparentemente essenziale.

L’incontro fra tessuti e costruzioni diverse restituisce una femminilità in equilibrio fra decisione e grazia. La componente più formale della giacca viene alleggerita dalla morbidezza del tulle, mentre la fluidità della gonna trova un contrappunto nelle linee definite della parte superiore. È proprio questa tensione, fra disciplina e leggerezza, a raccontare la ricerca creativa di Cavalloni.

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Una visione sartoriale contemporanea

Nella visione della giovane designer, la moda va oltre il solo esercizio estetico e diventa un linguaggio capace di tenere insieme immaginazione artistica e manualità artigianale. La costruzione dei capi passa dall’attenzione alle cuciture, dalla precisione dei tagli e dalla scelta dei materiali, selezionati per la loro resa visiva e per la capacità di trasformare il movimento in parte del progetto.

Il completo destinato a Venezia si inserisce in questo percorso. L’obiettivo non è ricorrere a effetti ridondanti, ma cercare riconoscibilità attraverso la pulizia delle linee e la qualità dei dettagli. Il risultato è un look da red carpet che rilegge la formalità in chiave meno statica: la presenza scenica nasce dall’equilibrio dei volumi, dalla luce del bianco e dalla relazione fra pieni e vuoti.

Indossato da Manuela Testepazze, l’ensemble assume inoltre una dimensione narrativa. La modella porta in primo piano la doppia anima del progetto: l’energia sicura della giacca e la leggerezza quasi sospesa della gonna. Un contrasto studiato, ma naturale nell’effetto complessivo, che evita l’eccesso e sceglie una cifra più misurata.

Venezia come vetrina internazionale

Il Festival di Venezia è uno dei contesti in cui cinema, immagine e costume si incontrano davanti a una platea internazionale. In questo scenario, ogni scelta di stile può trasformarsi in una dichiarazione d’identità. Per Sabrina Cavalloni, la presenza sul red carpet rappresenta quindi un’occasione per mostrare la propria firma e presentare una ricerca che unisce formazione sartoriale, sensibilità contemporanea e desiderio di sperimentazione.

Il bianco scelto per il look sintetizza questa direzione: una tonalità che richiama purezza e luminosità, ma che qui viene resa dinamica dal confronto fra struttura e trasparenza. La proposta firmata Cavalloni guarda al futuro senza perdere il legame con la cura del fatto a mano, affidando la propria forza non alla spettacolarità immediata, ma alla precisione di un dettaglio e all’armonia dell’insieme.

settembre 02, 2026

MAMO, l’arte come sguardo sul presente. Da Montecarlo a Verona, nuove tappe per il percorso dell’artista

Per MAMO l’arte non è esercizio di stile, ma uno strumento per osservare il presente, interpretarne le contraddizioni e restituirne una visione personale. Un linguaggio libero, riconoscibile, che continua a trovare nuovi spazi e nuovi pubblici, con Montecarlo e Verona pronte ad accogliere le sue opere.

«L’arte non deve seguire il mondo. Deve avere il coraggio di raccontarlo.»

Massimiliano MaMo Donnari appartiene a quella generazione di artisti che ha scelto di osservare la contemporaneità con uno sguardo libero, ironico e profondamente umano. La sua ricerca materica trasforma simboli, icone e contraddizioni del nostro tempo in opere che dialogano con il pubblico senza mai rinunciare all’eleganza del pensiero.

Negli anni il suo lavoro è stato presentato da autorevoli testate giornalistiche e riviste, tra cui Donna di Repubblica e, secondo il suo percorso professionale, Forbes, oltre ad altre pubblicazioni nazionali e internazionali. Ha esposto in importanti contesti artistici, da Venezia a Milano, da Londra a New York, portando la sua visione oltre i confini italiani.

Il suo percorso prosegue con due nuovi appuntamenti internazionali: una mostra a Montecarlo nel mese di settembre e un’esposizione nell’ottobre successivo presso lo storico Palazzo della Gran Guardia di Verona.

«Non cerco di essere il numero uno. Cerco di creare opere che resistano al tempo. Il mio obiettivo è costruire un linguaggio artistico così riconoscibile da non aver bisogno della firma per essere identificato. Se un giorno il nome MaMo diventerà un punto di riferimento dell’arte contemporanea internazionale, sarà perché avrò saputo rimanere fedele alla mia visione.»

Per MaMo, il glamour non è ostentazione ma stile, la materia non è soltanto tecnica ma memoria, e l’ironia è la forma più raffinata dell’intelligenza. Ogni opera nasce con un intento preciso: far sorridere, sorprendere e, subito dopo, invitare chi guarda a riflettere sul mondo in cui vive.

«Quando un collezionista acquista una mia opera, non porta a casa soltanto un oggetto. Porta con sé una storia, un’idea e un frammento del nostro tempo.»



Chi è Massimiliano ‘MaMo’ Donnari: nasce a Perugia nel 1968. Artista, imprenditore e Art Player, il suo linguaggio creativo si costruisce sulla sperimentazione continua di tecniche e materiali: smalti, oli, colori a cera, vernici acriliche si mescolano a stoffe, bottoni e oggetti di uso comune, trasformandosi in opere in cui la materia è essa stessa racconto. Il suo universo è vasto e irriverente. Icone del jazz, figure della cultura pop, regine, personaggi storici e volti della contemporaneità vengono strappati alla realtà e reinterpretati con ironia e leggerezza, in un gioco atemporale dove il presente abbraccia il passato senza mai prendersi troppo sul serio. La sua cifra stilistica è inconfondibile: un trionfo di colore, sarcasmo affettuoso e matericità che sfida le convenzioni con il sorriso. Le sue opere hanno attraversato i confini, conquistando Londra, Milano, New York, Venezia e la nota kermesse Umbria Jazz.  



agosto 31, 2026

NATISA, UNA VOCE SENZA CONFINI SUL PALCO DEL BIG ART FESTIVAL


Photo by Stefan Sappert  

Questa estate ha segnato una nuova tappa nel percorso musicale di NATISA, protagonista sul prestigioso palco del BIG ART Festival in Costa Smeralda nella stessa serata di Robbie Williams.

Il 9 agosto, il Romazzino, A Belmond Hotel in Costa Smeralda, ha ospitato uno degli eventi privati più attesi e commentati dell’estate europea: il BIG ART Festival. La serata ha riunito un pubblico autenticamente internazionale, composto da imprenditori, investitori, rappresentanti di family office, esponenti delle industrie culturali e creative, protagonisti del mondo della moda e del lusso e personalità per le quali Porto Cervo rappresenta da tempo una delle destinazioni principali del calendario estivo internazionale.


Il BIG ART Festival è ormai sinonimo di artisti di fama mondiale ed eventi organizzati in alcune delle località più iconiche del panorama internazionale. Nel corso del 2026, il festival ha già fatto tappa a St. Moritz, Courchevel, Hong Kong, Samarcanda, New York, Monaco e Porto Cervo, ospitando nomi come Rita Ora, Plácido Domingo, Craig David, 50 Cent e Robbie Williams.


Accanto ad artisti già affermati, la manifestazione sceglie di presentare al proprio pubblico anche nuovi talenti pronti a intraprendere un percorso di respiro internazionale. A Porto Cervo, quel talento aveva il nome di NATISA: una performer capace di lasciare che fossero la voce, l’energia e la presenza scenica a parlare per lei.


Per un’artista emergente, esibirsi al BIG ART Festival nella stessa serata di una star del calibro di Robbie Williams significa molto più che aggiungere una performance prestigiosa al proprio percorso. Vuol dire entrare in un contesto professionale completamente nuovo, confrontarsi con un pubblico internazionale abituato a spettacoli di altissimo livello, vivere la dimensione di un grande palco e riuscire a conquistare l’attenzione senza poterla dare per scontata.


NATISA ha affrontato questa sfida con determinazione, riuscendo ad affascinare un pubblico attento ed esigente, composto in gran parte da persone che ascoltavano la sua musica per la prima volta. Senza decenni di notorietà alle spalle e senza la necessità di competere con il protagonista principale della serata, ha puntato esclusivamente sulla propria voce, sulla propria energia e su un talento difficile da ignorare.


Photo by Big Art Festival 

«È un enorme onore per me partecipare al BIG ART Festival ed esibirmi nella stessa serata di Robbie Williams. Condividere il palco con un artista di questo calibro è incredibilmente stimolante e, allo stesso tempo, ti porta a considerare il tuo lavoro con una responsabilità ancora maggiore. Ciò che per me ha contato di più, però, è stata la possibilità di esibirmi davanti a un pubblico internazionale, composto anche da molte persone che non mi avevano mai ascoltata, e condividere con loro la mia musica e la mia creatività. Sono profondamente grata al BIG ART Festival per la fiducia e per questa opportunità. Porto Cervo resterà per me un momento molto speciale, che conserverò per sempre», racconta NATISA.


Dietro la sua apparizione al festival si trova un percorso artistico che non è mai stato definito da un solo genere musicale, da una formula prestabilita o da una direzione obbligata.


NATISA è cantante, cantautrice e compositrice. Jazz, soul, pop, grandi orchestre, musica folk e sonorità contemporanee hanno attraversato le differenti fasi della sua carriera. Forse è proprio per questo che oggi è meno interessata a rispondere alla domanda «Qual è il tuo genere?» e più concentrata sulla costruzione di un linguaggio musicale personale e immediatamente riconoscibile.


La musica ha sempre occupato un posto centrale nella sua vita. Concerti, prove, musicisti, palcoscenici e lavoro con il suono dal vivo non rappresentano episodi isolati della sua biografia, ma l’ambiente nel quale la sua identità artistica ha progressivamente preso forma.


Per diversi anni NATISA è stata la solista principale dell’orchestra RadioBand. Esibirsi con un grande ensemble dal vivo le ha permesso di acquisire una solida preparazione professionale, senza trasformarsi in un limite stilistico. Parallelamente, ha continuato a esplorare repertori differenti, nuovi linguaggi musicali e sperimentazioni che hanno incluso anche la tradizione folk.


Un altro capitolo importante della sua crescita artistica è stato The Voice. NATISA ha partecipato inizialmente al progetto come concorrente, sperimentando la competizione, il giudizio e la particolare intensità emotiva che accompagna ogni artista chiamato a esibirsi davanti a un vasto pubblico televisivo.


Successivamente è tornata nel programma assumendo un ruolo completamente diverso, quello di vocal coach. In questo passaggio esiste qualcosa di profondamente simbolico: prima la ricerca della propria voce, poi la capacità di aiutare gli altri a trovare la loro.


Il lavoro con interpreti differenti le ha inoltre permesso di osservare la musica da una prospettiva nuova e di comprendere perché una voce tecnicamente impeccabile possa talvolta lasciare il pubblico indifferente, mentre un’altra riesca a suscitare un’emozione profondamente personale attraverso una sola frase.


Gradualmente, tutte queste esperienze — le esibizioni, l’insegnamento, il passaggio tra generi diversi, i concerti dal vivo e la sperimentazione musicale — hanno iniziato a confluire nel progetto originale di NATISA. Con esso è nato anche il desiderio di fare qualcosa di più: non limitarsi a interpretare la musica, ma crearla e lasciare un’emozione capace di sopravvivere all’ultima nota.


Oggi, per NATISA, è fondamentale che dietro ogni canzone esista una storia. L’amore è naturalmente presente nella sua musica e rimane forse il tema più universale di tutti, ma il suo interesse va ben oltre la dimensione romantica delle relazioni umane.


Le sue canzoni stanno diventando uno strumento per esplorare ciò che accade dentro e intorno a noi: la speranza e la solitudine, l’intimità, le scelte, la forza interiore e la vulnerabilità. Raccontano quei momenti nei quali la vita cambia improvvisamente e ci costringe a riscoprire noi stessi.


Il suo universo creativo si apre inoltre sempre più spesso ai temi sociali e alle trasformazioni del mondo contemporaneo, questioni che non possono essere semplicemente lasciate fuori dalla porta dello studio di registrazione.


NATISA è attratta dalla musica capace di lasciare una traccia anche molto tempo dopo che l’ultima nota è svanita. È forse proprio in questa ricerca che la sua identità di cantautrice sta iniziando a emergere con maggiore chiarezza.


Oggi vive e lavora tra Vienna e Praga, e anche la geografia della sua vita sta progressivamente entrando a far parte del suo carattere musicale. Gran parte dei nuovi brani nasce a Vienna, dove sviluppa il proprio materiale presso l’MG Sound Studio insieme a produttori e musicisti internazionali.


Lo scorso anno ha registrato “The Man I Love” di George Gershwin insieme al violinista Yury Revich, vincitore di un ECHO Klassik. Per NATISA questa collaborazione ha rappresentato un’altra occasione per non dover scegliere tra mondi musicali diversi, ma per metterli in dialogo.


A questo punto della sua carriera, infatti, la questione non è più individuare un genere preciso, ma trovare il proprio suono all’interno di un paesaggio musicale vasto e in continua evoluzione.


Per questa ragione, la performance al BIG ART Festival non deve essere interpretata come l’inizio della storia musicale di NATISA, ma come un nuovo capitolo di un percorso creativo già pienamente avviato.


Porto Cervo le ha offerto l’opportunità di superare i confini del tradizionale palcoscenico musicale e presentarsi a un nuovo pubblico internazionale, in un contesto nel quale musica, arte, cultura e lifestyle contemporaneo si incontrano.


Forse è proprio da qui che prende avvio la fase più interessante della sua carriera.


NATISA ha già alle spalle una significativa esperienza dal vivo, anni di lavoro con musicisti, partecipazioni televisive, insegnamento, brani originali e collaborazioni internazionali. Allo stesso tempo, conserva la libertà di sperimentare, evolversi, assumersi dei rischi e continuare a definire una firma musicale completamente personale.


Una firma che non ha più bisogno di essere spiegata.


È sufficiente ascoltarla per riconoscerla: è NATISA.


Photo by Stefan Sappert  

This summer marked a new milestone in NATISA’s musical journey, as she took to the prestigious BIG ART Festival stage on Costa Smeralda on the same evening as Robbie Williams.


On August 9, Romazzino, A Belmond Hotel on Costa Smeralda, hosted one of the most eagerly anticipated and widely discussed private events of the European summer: BIG ART Festival. The evening brought together a truly international audience of entrepreneurs, investors, family office representatives, leading figures from the cultural and creative industries, prominent names from the fashion and luxury sectors, and personalities for whom Porto Cervo has long been one of the key destinations on the international summer calendar.


BIG ART Festival has become synonymous with world-renowned artists and events held in some of the most iconic locations worldwide. Throughout 2026, the festival has already travelled to St. Moritz, Courchevel, Hong Kong, Samarkand, New York, Monaco and Porto Cervo, welcoming artists such as Rita Ora, Plácido Domingo, Craig David, 50 Cent and Robbie Williams.


Alongside established performers, the festival also introduces its audience to new talents ready to embark on an international journey. In Porto Cervo, that talent was NATISA: a performer capable of allowing her voice, energy and stage presence to speak for themselves.


For an emerging artist, performing at BIG ART Festival on the same evening as a star of Robbie Williams’ calibre means far more than simply adding another prestigious appearance to her career. It means entering a completely new professional environment, performing before an international audience accustomed to world-class entertainment, experiencing the scale of a major stage and earning attention that can never be taken for granted.


NATISA embraced this challenge with determination, captivating an attentive and discerning audience, many of whom were hearing her music for the first time. Without decades of fame behind her, and without feeling the need to compete with the evening’s headline act, she relied entirely on her voice, her energy and a talent that is difficult to ignore.


“It is a tremendous honour for me to be part of BIG ART Festival and to perform on the same evening as Robbie Williams. Sharing the stage with an artist of his calibre is incredibly inspiring and, at the same time, encourages you to approach your own work with an even greater sense of responsibility. What mattered most to me, however, was the opportunity to perform before an international audience, including many people who had never heard me before, and to share my music and creativity with them. I am deeply grateful to BIG ART Festival for their trust and for this opportunity. Porto Cervo will remain a very special moment for me, one that I will always cherish,” says NATISA.


Photo by Big Art Festival 

Behind her appearance at the festival lies an artistic journey that has never been defined by a single musical genre, a fixed formula or a predetermined direction.


NATISA is a singer, songwriter and composer. Jazz, soul, pop, large orchestras, folk music and contemporary sounds have all played a part in the different stages of her career. Perhaps this is precisely why she is now less interested in answering the question, “What is your genre?” and more focused on developing a personal and immediately recognisable musical language.


Music has always occupied a central place in her life. Concerts, rehearsals, musicians, stages and working with live sound are not isolated episodes in her biography, but the environment in which her artistic identity has gradually taken shape.


For several years, NATISA was the lead soloist of the RadioBand orchestra. Performing with a large live ensemble allowed her to acquire a solid professional foundation without imposing any stylistic limitations. At the same time, she continued to explore different repertoires, new musical languages and creative experiments that also included folk traditions.


Another important chapter in her artistic development was The Voice. NATISA initially joined the project as a contestant, experiencing the competition, judgement and particular emotional intensity faced by every artist performing before a large television audience.


She later returned to the programme in a completely different role: as a vocal coach. There is something deeply symbolic about this transition — first searching for her own voice and then helping others discover theirs.


Working with different performers also allowed her to observe music from a new perspective and understand why a technically flawless voice can sometimes leave an audience unmoved, while another can evoke something deeply personal through a single phrase.


Gradually, all these experiences — performing, teaching, moving between different genres, playing live concerts and experimenting musically — began to converge in NATISA’s original project. With it came the desire to do something more: not merely to interpret music, but to create it and leave behind an emotion capable of outlasting the final note.


Today, NATISA believes that every song should have a story behind it. Love is naturally present in her music and perhaps remains the most universal theme of all, but her interests extend far beyond the romantic dimension of human relationships.


Her songs are becoming a way of exploring what happens both within us and around us: hope and loneliness, intimacy, personal choices, inner strength and vulnerability. They describe those moments when life suddenly changes and forces us to rediscover ourselves.


Her creative universe is also increasingly engaging with social issues and the transformations taking place in the contemporary world — subjects that cannot simply be left outside the recording studio.


NATISA is drawn to music that can leave a lasting impression long after the final note has faded. Perhaps it is precisely through this search that her identity as a songwriter is beginning to emerge with greater clarity.


Today, she lives and works between Vienna and Prague, and the geography of her life is also gradually becoming part of her musical character. Much of her new material is created in Vienna, where she develops her music at MG Sound Studio alongside international producers and musicians.


Last year, she recorded George Gershwin’s “The Man I Love” with violinist Yury Revich, an ECHO Klassik laureate. For NATISA, the collaboration represented another opportunity not to choose between different musical worlds, but to bring them into dialogue.


At this stage of her career, the question is no longer about identifying a specific genre. It is about finding her own sound within a vast and constantly evolving musical landscape.


For this reason, NATISA’s performance at BIG ART Festival should not be interpreted as the beginning of her musical story, but as a new chapter in a creative journey that was already firmly underway.


Porto Cervo gave her the opportunity to move beyond the boundaries of a traditional music stage and introduce herself to a new international audience in a setting where music, art, culture and contemporary lifestyle converge.


Perhaps this is where the most interesting stage of her career begins.


NATISA already has considerable live experience behind her, as well as years of working with musicians, television appearances, teaching, original songs and international collaborations. At the same time, she retains the freedom to experiment, evolve, take risks and continue shaping a musical signature that is entirely her own.


A signature that no longer needs to be explained.


You only need to hear it to recognise it: NATISA.

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