“Risorse Umane”: quando l’IA diventa un alibi
C’è una differenza profonda tra chiedere a una macchina di elaborare dei dati e chiederle di decidere il destino di una persona
È esattamente dentro questa distanza che si muove “Risorse Umane”, il cortometraggio scritto e diretto da Fabio Bastianello.
Il film parte da una situazione che potrebbe apparire futuristica ma che, osservando la velocità con cui l’intelligenza artificiale sta entrando nei processi aziendali, sembra appartenere sempre meno alla fantascienza.
Un sistema analizza le risorse umane di un’azienda. Numeri, rendimento, assenze, comportamenti, efficienza, potenzialità.
Poi arriva la decisione: chi rimane e chi viene licenziato.
A prima vista il tema potrebbe sembrare quello, ormai molto discusso, della sostituzione dell’uomo con la macchina.
Ma Risorse Umane percorre una strada differente. La vera questione posta da Bastianello è infatti la responsabilità.
Se una decisione difficile viene affidata a un algoritmo, chi l’ha realmente presa?
L’intelligenza artificiale che ha elaborato i dati oppure l’essere umano che ha deciso di delegarle quella responsabilità?
È qui che il film assume una dimensione sociologica.
Delegare una decisione a una tecnologia può significare ottenere maggiore efficienza, ma potrebbe anche diventare un modo per eliminare il coinvolgimento emotivo e personale nei momenti di conflitto.
Non dover guardare negli occhi una persona. Non doverle spiegare perché è stata scelta. Non dover sopportare il peso delle conseguenze.
La macchina, in questo senso, rischia di diventare non la responsabile della decisione, ma l’alibi perfetto dell’essere umano.
È proprio questa lettura ad aver caratterizzato il progetto di Fabio Bastianello e ad aver trovato riscontro anche nel Premio Speciale “Sguardo Contemporaneo” dell’Asti Film Festival, assegnato al cortometraggio per la scelta di analizzare l’uso della tecnologia come possibile mezzo di deresponsabilizzazione emotiva.
Una riflessione che va ben oltre il mondo del lavoro. Perché lo stesso meccanismo può riguardare progressivamente molti aspetti della nostra vita: scegliere, valutare, selezionare, giudicare e, infine, attribuire a qualcun altro o a qualcosa la responsabilità delle conseguenze.
A credere nella forza di questa lettura è stato anche Giuseppe Ligotti, che ha creduto nel progetto di Fabio Bastianello e nella possibilità di affrontare attraverso il cinema un cambiamento sociale ancora prima che se ne conoscano tutte le conseguenze.
A Venezia Mauro Sabella ha presentato Fabio Bastianello e “Risorse Umane”, introducendo un progetto che utilizza l’intelligenza artificiale per parlare, paradossalmente, soprattutto dell’essere umano.
Perché la domanda finale posta dal film non riguarda davvero le macchine.
Riguarda noi:
quanto siamo ancora disposti ad assumerci personalmente la responsabilità delle nostre decisioni?





