martedì 6 ottobre 2020

Produrre un disco? Non basta l'idea!

Una copertina di uno dei maggiori artisti dance anni 90 : SNAP


"Produrre un disco? Basta l'idea". Questo era il titolo di un intervista fatta a Devis Paganelli nel 1992, pubblicata sul magazine TREND, tra i più diffusi in edicola in quel periodo. Erano gli anni '90, con un mercato discografico in pieno boom di vendite. Si vendevano i dischi in vinile, non c'era internet. Oggi non è più così, l'idea non basta più.
In quel periodo storico chi voleva ascoltare il brano preferito doveva comprarsi il disco o la cassettina con la compilation preferita.   In pochi eletti, riuscivano a farsi produrre, impossibile prodursi in maniera indipendente in quanto poi difficile era la distribuzione senza un forte distributore (che era anche produttore quindi difficilmente distribuiva terzi incomodi). La dance era monopolizzata da etichette all'epoca celebri come Discomagic (lo storico Lombardoni) o New Music (l'indimenticato Pippo Landro), con le loro compilation stra vendute e con milioni di copie diffuse in tutto il mondo. Ci si presentava da loro, i "Remida" della discografia dance, per proporre il proprio master pronto per la produzione e se a loro andava bene, in una settimana il disco era nei negozi. Prima stampa 1000 copie rigorosamente in vinile e poi si vedrà! All'artista? Mille lire a copia venduta.
Purtroppo spesso accadeva che di dischi se ne vendevano tanti e spesso ne pagavano pochi. Accadeva anche che i produttori in questione, vendessero le licenze per pubblicare il brano su decine di compilation senza che arrivasse nulla all'ignaro artista (che scopriva delle licenze, dai compensi SIAE che riportavano appunto "royalties da licenze"), ma alla fine andava bene così. Funzionava tutto bene e i dischi si vendevano. Con l'arrivo di internet, è cambiata l'epoca. Da Napster in poi, dove la musica ha iniziato a girare "gratis", finendo per diventare, quella di non comprare dischi, una consuetudine comune. I dischi non si comprano ora, si ascoltano direttamente. E quindi il business dove sta?
Incontriamo Devis Paganelli, manager di svariati personaggi della tv, preidente onorario del CIP Coordinamento Italiano Professionisti della Moda e dello Spettacolo, talent scout nonché Console italiano della ONG-Italia. Scopriamo con lui come diventare una celebrity in questo ambiente.

Le famose cassettine con le compilation

Ogni anno, vengono sfornati milioni di singoli sui digital stores di tutto il mondo, pubblicati da artisti o presunti tali, che autonomamente o con l'appoggio di etichette discografiche, si affacciano a questo business senza confini. Ma è davvero un mondo con facili guadagni e semplice notorietà? 
Assolutamente no. Se qualche decina di anni fa, vigeva il detto "Uno su mille ce la fa", oggi possiamo tranquillamente dire "Uno su centomila ce la fa".
All'epoca, infatti, non c'erano le possibilità di oggi. Oggi basta un computer e un microfono e chiunque può mettere online le proprie idee. Soltanto pochi eletti fino a dieci anni fa arrivavano davanti al produttore discografico e tra questi pochi eletti, alcuni pochissimi eletti riuscivano a fare strada.

I produttori investivano molto negli artisti.
Non è più così. Una volta le case discografiche, le Major, se trovavano l'artista gestibile e con talento, mettevano sul piatto soldoni. Sapevano che investendo su 100 artisti, poi quei 3 o 4 che ottenevano risultati, coprivano i costi di tutti i 100 artisti e sopratutto facevano guadagnare tanto l'etichetta.

Devis Paganelli
Presidente del Coordinamento Professionisti della Moda e dello Spettacolo


E oggi?
Oggi le Major investono direttamente sui 3 o 4 che già in autonomia hanno saputo ottenere risultati. Vanno a pescare coloro che hanno saputo raccogliere consenso in autonomia, oppure producendo i vincitori dei talent show, così da poter contare sul gradimento del pubblico immediatamente. E se va male quello, avanti un altro. L'anno dopo, un altro artista, vincitore del talent show, da spremere fino all'osso. Oggi funziona così.

Quindi gli artisti che vogliono provare questo percorso nella propria vita cosa devono fare?
Ovviamente emergono coloro che hanno spirito d'intraprendenza. Quelli che sanno studiare i social network sfruttandone le potenzialità, pubblicando materiale buono, lavorato, senza improvvisare nulla. Quelli che gestiscono la propria immagine, il look, i brani. Che inviano le uscite ai curatori di playlist, che fanno arrivare il brano alle radio, inviano comunicati stampa, fanno interviste. Tutto questo ha dei costi e non tutti possono permetterselo.

Quindi sfonda chi ha i soldi?
Be intanto non posso dire che avere soldi da investire non serva. E' anche altrettanto ovvio che avere tanti soldi da investire se manca talento, intraprendenza e potenzialità, non porterà molto lontano.
Chi ha l'opportunità di investire, deve saper investire in maniera adeguata e ponderata, partendo dal presupposto che non esiste una bibbia sul come diventare famosi. Nemmeno i più importanti e celebri talent scout possono dire "so io come si fa". Però alcune regole basilari esistono o meglio chiamiamoli ingredienti.

Entriamo nel concreto. Cosa deve fare un musicista o cantante che vuole fare strada.
La domanda lascia presumere che ci sia una risposta semplicistica che può dare una ricetta perfetta. Non è così facile, ma cerco di dare alcuni spunti.
Intanto, non fare tutto da soli. E' sbagliato. Affidarsi ad una etichetta indipendente che può supportare nell'operatività, diffidando di quelle imprese che si spacciano da etichette discografiche, con il solo scopo di spennare chi ambisce a fare strada nella musica. Quindi prima regola : l'etichetta deve essere un supporto per pubblicare/distribuire materiale e dare supporto nell'eventuale promozione. I costi solitamente li sostiene l'artista che vuole promuoversi e l'etichetta offre un ventaglio di opportunità mai obbligatorie.

Tutto qui?
Questo è il primo punto. Se l'artista ha un budget importante da investire in termini di promozione, si può pensare alla distribuzione di un album. Ma se non ci sono grandi budget, meglio puntare sulla distribuzione di un brano al mese per svariati mesi. Si raggiunge un miglior pubblico. Con l'etichetta distribuire sui negozi digitali, in base alle alternative che propone l'etichetta, evitando di fare da soli con gli aggregatori, perché si da l'idea dell'improvvisazione. L'immagine è tutto ricordiamocelo.

Come promuoversi?
Importante, far inviare dall'etichetta, il brano alle radio, meglio tutte quelle possibili per poi cercare di raggiungere qualche playlist spotify. Uscire con qualche articolo su portali nazionali per creare curriculum da inserire nei comunicati stampa.  E poi, ci vuole lo spirito d'iniziativa, che non può essere insegnato.

Ma fino ad ora non ha parlato di talento?
Nulla di tutto quello che ho detto ha alcun valore se non c'è talento. Senza talento inutile fare nulla. Così come, inutile mettersi in gioco, se non c'è la convinzione, che una delle variabili più importanti della "ricetta del successo" è il fattore C, che per non cadere nel volgare chiameremo "fortuna".

E qual'è la sua ricetta?
10% talento, 10% ambizione, 10% tenacia, 10% gestibilità, 10% disponibilità economiche poche o tante che siano, 50% fattore "C".
 
Gestibilità?
Per molti produttori, talent scout, manager di qualsiasi settore, uno degli aspetti fondamentali per valutare interessante o meno un collaboratore è quello della gestibilità.
Inutile avere per le mani un brano artista, tenace, ambizioso, con tanto talento e magari anche con la possibilità di investire su di se, se questo è ingestibile! Potrà avere una botta di fattore C, ma a breve, nessuno vorrà avere a che fare con il soggetto non gestibile.

Ha casi da ricordare?
A decine. Nel mio percorso professionale, con decine di artisti nati dal nulla e arrivati alla ribalta (solo Pippo Baudo si lasciava andare nell'esultare "l'ho inventato io", quando nella gran parte dei casi chi opera nel nostro campo, per motivi legati ad aspetti contrattuali mai promuove i volti portati al successo), ne ho conosciuti altrettanti che arrivati alle stelle, sono tornati alle stalle.

Senza fare nomi può fare esempi?
Racconto situazioni che intenderemo essere favole e metafore, per evitare di lasciar intendere di chi si parla. Posso fare l'esempio di qualcuno che magari, dal nulla, ha portato una propria demo alla mia attenzione e che, grazie al mio contributo, è arrivato alla diffusione capillare di un proprio brano dance a livello europeo, scalando classifiche e arrivando su palchi importanti addirittura con star internazionali per poi, dopo aver sperperato tutti i guadagni, tornare ad essere un piccolo personaggio provinciale, senza ne arte ne parte. Il difetto? Era ingestibile. Non solo all'inizio, ma sopratutto dopo. Quando il successo ti porta a ritenerti al di sopra degli altri. 

Questo può capitare a tutti, forse non è l'esempio più calzante.
Questo è solo uno dei tanti esempi. Un altra situazione che mi viene in mente, è quella di un artista italiano, giovanissimo, che grazie alle giuste iniziative intraprese, siamo riusciti a portare a risalto fino a calcare il palco di una famosa trasmissione tv e fino al palco musicale canoro più famoso in Italia in onda RAI. Già con un tour concretizzato e con fatturati milionari. Però talmente ingestibile, dall'essere abbandonato proprio nei giorni in cui si stava esibendo su questo palco. Ed è finito nel dimenticatoio perché appunto, da solo l'artista non può sopravvivere.
Potrei fare tanti nomi che comunque tutti conoscono e che mai sognerebbero pensare essere finiti nella rubrica degli artisti da lasciar perdere, che tutti gli addetti al settore conservano.

E' comunque un mondo pieno di serpenti questo. Anche l'artista non sa mai dove sta la truffa e dove sta la persona giusta.
Il 99% sono truffe o comunque cose inutili, quindi è comprensibile. Ciò che è importante per gli artisti è intanto, non pagare per cose che si possono fare da soli e parlo di ingaggiare studi di registrazione, ingaggiare turnisti, acquistare spazi pubblicitari sui social network, pagine pubblicitarie a meno che l'etichetta non offra condizioni migliori ovviamente.
L'etichetta deve solo proporre extra discrezionali ed eventualmente proporre costi distributivi a condizioni di privilegio con servizi complementari inclusi (grafica copertina, gestione, invio alle radio, ecc). Diffidare di chi afferma : diventerai famoso, otterrai guadagni, farai tante serate come artista vip. Sono tutte fregature. Non esiste nessuno e dico nessuno che può garantire queste cose.

Per ottenere risultati basta andare da chi già ha lanciato altri personaggi?
Questo fa ridere. Molto. Ci sono molti manager che sono diventati manager dall'oggi al domani, aiutando e supportando artisti che prima non erano nessuno. E l'hanno fatto senza aver mai lanciato alcun personaggio diventato noto prima. Ciò dimostra che questa regola è sciocca.  Ci sono poi centinaia di manager che gestiscono volti già noti ma che continuano ad illudere migliaia di newface o newtalent, con fumo negli occhi, facendo credere all'artista che sarà lui la prossima "star". 

Ma si guadagna alla fine con la discografia?
No. I guadagni sono nel live. Gli artisti, inclusi i big, i soldoni li vedono nei concerti e nelle ospitate o meglio nei più diffusi showcases. I dischi si producono per avere materiale da esibire nei live. Chi andrebbe ad un concerto già visto e rivisto senza novità? 
Se il disco tira, ci saranno tante location, pronte a strapagare per avere l'artista dal vivo. E qui stanno i guadagni. Guadagni che appunto, attirano le etichette pronte a distribuire chi ha potenzialità. 

Per concludere. Un suggerimento con la sintesi, di un mini vademecum per procedere in questo settore?
1- Studia! Non improvvisarti. Se non conosci la musica, impara almeno bene il software per fare musica, coinvolgi arrangiatori, musicisti. Se conosci la musica, coinvolgi chi è bravo nei social e nel resto.
2- Invia un brano finito pronto per la distribuzione a quelle etichette che ritieni interessanti o affidabili (pure io ne conosco assai poche lo ammetto). Valuta la loro proposta. Non pagare se ti chiedono di pagare obbligatoriamente dei servizi extra per distribuirti. Limitati all'eventuale costo di distribuzione del brano che può variare dai €10 ai €100.
3- Non distribuire da solo i tuoi brani. Non fa bene alla tua immagine. Farlo da soli inserendo il nome finto di un etichetta finta o inventata, non presente sul mercato, ti fa fare pessima figura.
4- Cerca di pubblicare tanto materiale, ma solo selezionato, curato, realizzato con cura. Dalla musica, all'arrangiamento, ai testi, alla grafica della copertina.
5- Se devi pubblicare un video, fallo fatto bene o meglio non farlo. Meglio l'immagine della tua copertina con la musica di sottofondo che un video fatto male.
6- Invia il brano ai curatori delle playlist su Spotify e su Youtube.
7- Invia il brano alle radio.
8- Fai uscire qualche articolo su portali nazionali che parli del brano e di te
9- Se puoi fai uscire un intervista su un giornale nazionale
10- Cerca di capire se questa è veramente la tua strada. Datti un tempo e un termine per provarci e se non ci riesci, passa ad altro!
I punti 3,4,5,6,7,8,9 puoi spesso definirli con la tua etichetta di fiducia che potrà suggerirti le condizioni migliori. E ricorda, non investire somme che non puoi permetterti. 

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